La notte, l’architettura e l’India

E’ nella notte che sono riuscito a trovare la mia più fedele compagna di viaggio, è a colei che è dedicato questo progetto.  Nella notte io mi  ci rispecchio, con le mie preoccupazioni le rivolgo i miei dispiaceri,  essa mi rasserena grazie a quell’atmosfera notturna che sento, dove il caos che c’è attorno a me orbita  in maniera silenziosa ed educata.

Questo silenzio esiste solamente dentro la città; perché i centri urbani sono li, che di giorno accumulano tutta la frenesia, accolgono quell’infinito brulicare di persone, l’andirivieni del traffico continua a scorrere ininterrottamente come la corrente di un fiume e poi improvvisamente avviene la magia: arriva la notte; che porta via ogni cosa: demolisce la frenesia e tutto viene sciolto in un’inaspettata staticità, il tempo si congela, ed è in questo momento che ogni edificio disperde l’energia trattenuta durante il giorno.

La città ora si può finalmente rilassare, non deve più essere in tensione come lo è di giorno, si rivela a noi per quella che è veramente: è arte è natura umana, essa vuol essere ammirata e allo stesso tempo noi ci ritroviamo in lei, riscoprendo così la nostra identità.

D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.”

Italo Calvino – Le città invisibili